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  • Località Poggio Grande di Castel San Pietro Terme Bologna

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Villa dè Buoi Rodriguez

Il Palazzo dè Buoi Rodriguez, come si evince dall'Opera di Marcello Oretti "fu fabbricato l'anno del contagio 1630 e il fabbricatore abbrugio' tutti li recapiti delle spese perché non rimanesse memoria di avere profuso troppo denaro in tale fabbrica".".

La villa sorge a Poggio Grande di Castel San Pietro, a una ventina di chilometri da Bologna, sugli Stradelli Guelfi, edificata alla gloria dei Marchesi de’ Buoi, nel diciassettesimo secolo.

L’organismo edilizio, a pianta pressoché quadrata, con gli angoli in cui appena si accenna il motivo delle torri, che peraltro non sormontano la linea della gronda, si fonda solidamente nella campagna, con la sua mole compatta e severa, nella quale spicca singolare la grande ombra creata dal pregevole loggiato a tre archi, scavato nel lato nord.

Il loggiato media lo spazio fra il giardino esterno, e l’imponente salone interno delle feste che occupa per due piani il cuore del fabbricato e ne costituisce il centro ordinatore, l’elemento di simmetria per ogni altro spazio, compreso il piano seminterrato e il sottotetto.

L'assetto planimetrico, rispetta integralmente le caratteristiche dell'edilizia in villa riconoscibili nel periodo fra la fine del ‘500 ed i primi del ‘700.

Oltre che dall'impianto architettonico, di per sé apprezzabilissimo nella sua nitidezza, il Palazzo era fortemente valorizzato dalle decorazioni e dalle pitture interne fatte eseguire da Andrea dè Buoi.

A proposito delle pitture originali, dice l’Oretti: "...Al Poggio vi e' il palazzo de' Buoi, dove ammiravasi la cappella colo martirio di S.Vitale inchiodato da fieri manigoldi, e' coronato da un angiolo, sembra questa pittura francamente di Guido Reni ma é di Sebastiano Brunetti scolaro di Lucio Massari, la cappelletta é dipinta da Domenico Ambrogi detto Menichino del Brizio".

Numerosi affreschi originali erano stati completamente occultati anche se in qualche caso si intravedeva la scansione originaria in cornici pittoriche. Restavano, tuttavia, le figure di Santi sulle pareti e sulla volta della cappelletta e le “allegorie” sopra i camini delle due stanze a lato del salone centrale.

I soffitti del primo piano mostravano ciò che rimaneva di una tessitura in legno a cassettoni, i lacunari presentavano ancora i luminosi colori degli affreschi originali attribuibili a Menichino del Brizio e alla sua scuola. Questi affreschi su canniccio presentavano motivi semplici come stemmi araldici e simbologia floreale;

L’organismo edilizio si era trasformato in un ammasso, anche se ancora strutturato, di materiali nel cui interno era possibile intravedere qualche sprazzo di colore.

Gran parte dei lacunari dei soffitti era andata perduta, come pure numerosi affreschi anche se non tutti della stessa mano e della stessa epoca di quelli ancora esistenti nella cappelletta al piano nobile.

La R.R. Costruzioni Generali dedita e specializzata ai restauri di antichi edifici si assumeva l’onere dei lavori di restauro, acquistando la proprietà della Villa che ha una volumetria di circa 16.000 metri cubi.

Raggiunto l’accordo sul restauro scientifico della Villa e approvato il Progetto redatto dall’Ing. Massimo Vignoli, figliuolo dello scultore Farpi Vignoli ultimo proprietario della Villa, la R.R. Costruzioni Generali lascia, dopo aver proceduto al restauro, al Vignoli il piano rialzato che egli vuole conservare per sé e per la sua famiglia.

Acquista anche da Terzi la porzione di terreno antistante la Villa lato est per ridare esternamente al complesso l’aspetto regale con l’ampio spazio a prato verde.

Il restauro viene portato avanti con grandi difficoltà per conservare l’antico senza deturpazioni lasciando per quanto possibile gli intonaci originali e le pavimentazioni antiche consolidando gli affreschi originali e restaurandoli ove necessario, lasciando inalterate le vestigia dell’antico immobile.

Nulla è stato mutato nell’impianto originale tranne alcune distribuzioni interne per rendere razionale la vivibilità per lo scopo residenziale cui è stato orientato il recupero.

Tutti i materiali utilizzati sono stati scelti accuratamente per inserirli nel contesto ambientale senza creare contrasti epocali.

Si è recuperato tutto ciò che è stato possibile, fra cui i portoni di accesso, le arcate sugli stessi, le cornici interne e delle scale, i camini, i sovrapporta e i lacunari lasciando inalterati gli ampi spazi degli atri e dei vestiboli ai vari livelli e tutto ciò che oggi si riesce ad ammirare percorrendo i luoghi restaurati con l’occhio esperto dell’amante dell’arte.

Il tutto è stato realizzato dalla R.R. COSTRUZIONI GENERALI con grandi risorse tecniche ed economiche oltre al sempre presente spirito di impresa, confermando con questo intervento la sua immagine altamente qualificata e specializzata e raggiungendo anche questa volta un ulteriore traguardo nel campo artistico culturale del restauro.

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